Hai rifatto il sito. È più bello di prima, si apre veloce, le foto sono curate. E però il telefono non squilla più di quanto squillasse con il vecchio.
Ti diciamo subito la cosa più utile che puoi leggere oggi: quasi mai il problema è il sito. Il problema è l’ordine con cui sei partito. In questo articolo ti spieghiamo perché un sito bello può lasciarti a bocca asciutta, e cosa guardare prima di dare la colpa alla pagina.
Il sito bello che non squilla
Non sei un caso isolato, e questo dovrebbe toglierti un peso. Secondo i dati di settore, circa il 95% dei siti italiani riceve visite ma non genera clienti. [fonte: Il Giornale delle PMI]
Novantacinque su cento. Vuol dire che avere traffico e avere clienti sono due cose diverse, e che un sito curato nell’aspetto non porta contatti solo perché è curato.
Il punto non è che il sito sia inutile. Il punto è che il sito, da solo, non è una strategia. È uno strumento. E uno strumento fa quello per cui è stato pensato: se è stato pensato per essere bello, sarà bello. Se non è stato pensato per portare clienti, non li porterà.
La causa vera, quella di cui quasi nessuno ti parla
Quando un imprenditore ci dice che il sito non rende, quasi sempre pensa alla soluzione sbagliata: rifarlo ancora, aggiungere una pagina, cambiare le foto.
Ma la causa è a monte. È che si è partiti dallo strumento invece che dalla direzione.
Lo scrive chiaro anche Il Giornale delle PMI: gli strumenti di marketing sembrano dare una risposta immediata a un problema di vendita, e per questo sono attraenti. Ma la conclusione dell’articolo è netta: “Non partire mai dagli strumenti. Parti dal capire.”
Tradotto: prima di chiederti se il sito è fatto bene, dovresti chiederti se dietro il sito c’è una direzione. Un motivo per cui un cliente dovrebbe scegliere te. Un percorso che porta chi arriva a fare qualcosa. Se questo non c’è, nessun restyling lo aggiunge.
Cosa succede quando parti dallo strumento
Succede una cosa che vediamo ripetersi. Si comprano pezzi, uno alla volta. Il sito. Poi un po’ di social. Poi qualche campagna. Ognuno per conto suo, senza qualcuno che li tenga insieme.
E i numeri di mercato raccontano il finale: circa il 70% delle campagne digitali non raggiunge gli obiettivi, e il 38% delle PMI abbandona il marketing digitale entro i primi sei mesi.
Non perché quelle aziende lavorino male. Perché hanno messo lo strumento prima della direzione, e senza direzione ogni strumento resta un pezzo. I pezzi, da soli, non fanno un sistema.
Le tre domande a cui il sito deve rispondere prima di essere bello
Prima di giudicare il tuo sito dall’aspetto, mettilo alla prova con tre domande semplici. Se non risponde, il problema non è grafico.
La prima. Perché un cliente dovrebbe scegliere te e non un concorrente? Se la pagina non lo dice in chiaro nei primi secondi, il visitatore se ne va. E nessuna agenzia può inventare questa risposta al posto tuo: o l’azienda ce l’ha, o va costruita.
La seconda. A chi stai parlando davvero? Un sito che parla a tutti non parla a nessuno. Chi arriva deve sentire che quella pagina è fatta per uno come lui.
La terza. Cosa deve fare chi arriva? Un sito che non chiede niente non ottiene niente. Deve esserci un passo chiaro, uno solo, che vuoi far compiere al visitatore.
Se il sito risponde a queste tre domande, l’estetica aiuta. Se non risponde, l’estetica è trucco su un problema che resta.
Prima la direzione, poi lo strumento
Ecco il modo in cui la vedIamo noi e con cui lavoriamo. Prima si guarda il quadro dall’alto: chi sei, per chi, perché tu, dove perdi clienti, cosa serve per primo. Poi, e solo poi, si sceglie e si mette in ordine lo strumento, sito compreso.
Un preventivo fatto prima della diagnosi è solo un listino. E un sito fatto prima della direzione è solo una vetrina.
Qui in Deraweb vige un regola ferrea: prima la direzione. Poi gli strumenti. Sempre in quest’ordine.
Se il tuo sito porta visite ma non clienti, prima di rifarlo di nuovo conviene guardare cosa c’è a monte. Il primo passo è una diagnosi: si chiama Screening Strategiko, è gratuita, e ne esci con le tue priorità nero su bianco. Ne seguiamo di persona solo tre al mese.
